Amici di Sighet

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Gruppo di solidarietà missionaria per aiutare

i bambini ed i ragazzi di Sighet, Romania

"Tutto ciò che farete al più piccolo dei miei fratelli, l'avrete fatto a me" 

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 Leggi la lettera in:

 

RUMENO

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 Associazioni, Istituzioni e persone che appoggiano questa iniziativa di padre Filippo

 

- Gruppo di Volontariato "Amici di Sighet"

- Associazione "Fidenza per i bambini nel mondo ONLUS"

- Associazione "5 pani e 2 pesci"

- Cooperativa "Coopselios"

-

 Chi ha pubblicato e ripreso la lettera di padre Filippo

 

www.balcanicaucaso.org

www.sosbambini.org

www.fidenzaforchildren.org

ilpiccoloprincipeonlus.wordpress.com

 

 

L'ipocrisia della Romania sulla chiusura degli orfanotrofi

e del reinserimento

in famiglia dei minori.

 

padre Filippo Aliani, missionario a Sighet dal 2002 ha scritto questa lettera di denuncia per smuovere l'opinione pubblica e far conoscere e capire la realtà dello stato sociale in Romania, sempre a scapito dei bambini e dei ragazzi abbandonati.

 

“Disistuzionalizzazione”, “reinserimento familiare”, “chiusura degli orfanotrofi”... tante espressioni bellissime che stiamo sentendo in quest'ultimo periodo in Romania.

Come certamente sapete la Romania è il paese europeo con il più alto numero di minori fuori famiglia. Le cifre non sono uniformi, comunque si parla di circa 70.000 / 80.000 minori abbandonati: 24.000 che vivono in strutture di protezione dell'infanzia, 45.000 quelli che sono sotto la tutela delle Assistenti Maternali (un affido temporaneo con assunzione da parte della Regione) e più di 2.000 quelli che vivono in altre strutture di assistenza (Rapporto Eurochild 2010).

Un numero enorme di minori abbandonati che si confrontano con i problemi e le conseguenze che questo comporta (istituzionalizzazione, mancanza di affetto, condizioni difficili, emarginazione, mancanza di adeguata formazione alla vita futura...). Realtà che segnano negativamente il corso della loro vita e che rappresentano un macigno e un punto interrogativo sul futuro che li attende.

Per questo motivo le notizie che si sentono sulla “disistuzionalizzazione” e “reinserimento in famiglia” sono accolte con grande aspettativa, come risposta che finalmente lo Stato e le ONG impegnate in questo ambito sono riusciti a dare a questo problema per cambiare in meglio tante vite destinate al disagio.

Credo che la stessa Comunità Europea e tutti gli Stati civili e le persone sensibili, si rallegrino del cambiamento di tendenza nei confronti di questo problema che colpisce i più piccoli e indifesi in un aspetto così importante come l'affetto e la appartenenza a una famiglia.

Anche a Sighetu Marmatiei (Maramures), dove noi abitiamo e operiamo come Associazione “Frati Minori Capucini” occupandoci soprattutto dell'infanzia con attività a favore di bambini / ragazzi istituzionalizzati o di famiglie disorganizzate (vedi a questo proposito il nostro sito www.amicidisighet.it e www.centromissionario.com), quest'estate sono apparsi articoli che parlavano della chiusura dell'orfanotrofio cittadino, che al momento ospita circa 80 minori di età scolare (vedi a questo proposito il sito www.hhc.ro). Solo per curiosità ricordo che a Sighet, oltre a quest'orfanotrofio ci sono 5 Case di tipo Familiare statali con circa 13 bambini per casa (oltre alle 6 Case di tipo Familiare per adulti portatori di handicap), più 4 Case di tipo Familiare private, un Centro di Accoglienza di Urgenza e un Centro Maternale (per ragazze madri o mamme abusate). Una buona concentrazione per una città di 42.000 abitanti!

L'obiettivo che la Direzione Regionale per la Protezione dei Bambini insieme a “Hope and Homes for Children – Romania” (HHC Romania), ONG che opera fortemente nel Maramures e a cui và riconosciuto il merito di aver dato vita alla maggioranza di queste Case di Tipo Familiare, è quello di chiudere quest'ultimo tipo di istituto che esiste in regione e “cambiare il sistema di assistenza del bambino da quello basato sull'istituto a quello basato sulla famiglia”.

Questo perché il vivere in istituto porta all'emarginazione del minore, al suo isolamento per la privazione di affetto e di socializzazione. La mancanza del sentimento di amore, dell'attaccamento specifico alla famiglia, di stimoli, di un'attenzione personale specifica di cui ha bisogno ogni bambino, sono catastrofiche. E' in pericolo la sua stessa identità. Gli effetti dell'istituzionalizzazione, di natura fisica, psichica, emozionale, intellettuale e sociale, segnano profondamente le loro capacità di stabilire relazioni interpersonali e di affrontare la vita.

Con la chiusura di questo centro a Sighet è prevista la creazione di 2 Case di Tipo Familiare (capaci di ospitare fino a 26 minori!) e la reintegrazione nelle famiglie di origine dei ragazzi.

Obiettivi molto belli, quelli di chiudere gli istituti e dare una famiglia.

Peccato che lo siano solo sulla carta e che nella realtà abbiano dei risvolti non proprio positivi e non così trasparenti come si vuole presentare.

 

Punto primo: forse non tutti sanno che l'orfanotrofio di Sighet nel 2005 è stato ristrutturato con la partecipazione della Regione Emilia Romagna, Provincia e Comune di Reggio Emilia, ISCOS – CISL..., ed è stato trasformato da istituto di “vecchia concezione” in 6 appartamenti familiari in cui ogni appartamento è autonomo, pur essendo nello stesso stabile. Ogni appartamento è composto da  cucina, soggiorno, bagno e 2 camere da letto. Non è quindi “vecchio stile” con cameroni, mensa, lavanderia dove i ragazzi non erano coinvolti nelle attività, ma è come una Casa di Tipo Familiare dove i 10/12 ragazzi ospitati hanno la possibilità di aiutare a fare da mangiare, fare le pulizie,  lavarsi i vestiti... quindi indirizzati verso una gestione normale della vita che li aspetterà un domani. Hanno inoltre un laboratorio di falegnameria, cucito, parrucchiera. Il limite, se mai, non è nella struttura, ma nella scarsità di personale (un solo educatore per gruppo!) per cui non si riesce a dare la formazione adeguata, a fare le attività necessarie e ad accompagnarli individualmente per sostenere questi ragazzi. Si accusa la struttura quando di fatto il problema è gestionale!

 

Punto secondo: come si può affermare che si vuole dare al bambino un sistema di assistenza basato sulla famiglia quando le Case di Tipo Familiare sono rette da educatori che fanno i turni? L'affetto, il calore familiare è forse dato dalla struttura della casa? Non è forse dato dalla presenza stabile di punti di riferimento affettivi ed educativi come sono i genitori (come è per esempio nelle quattro Case di Tipo Familiare private che vedono la presenza di una coppia di sposi 24 ore su 24)? Se mai l'obiettivo della Casa di Tipo Familiare è di aiutarli a gestirsi come in una famiglia. Ma non si può investirla del rispondere al bisogno di affetto, di amore, di attenzione che solo i genitori possono dare e che di fatto mancano e purtroppo mancheranno perché sono stati abbandonati. E, pur riconoscendo il lavoro educativo e il coinvolgimento affettivo che gli educatori ci mettono (ma che ogni giorno ritornano nella loro famiglia), purtroppo non si può cancellare il fatto che sono abbandonati.

 

Punto terzo: la reintegrazione nelle famiglie di origine e che di fatto riguarderà buona parte dei ragazzi del centro di Sighet. Quale ipocrisia su questo punto! In questi ultimi anni sono stati chiusi vari orfanotrofi e “reintegrati” nella famiglia naturale diversi ragazzi, soprattutto grazie all'ONG “HHC – Romania” nella nostra regione e in altre della Romania. Noi questa fase l'abbiamo vista e vissuta in prima persona insieme ai ragazzi con la chiusura nel 2010 dell'orfanotrofio di Ocna Sugatag (un paesino a 15 km da Sighet) dove c'erano 85 ragazzi e ben 38 sono stati reintegrati in famiglia. A vari di questi ragazzi si è cercata la famiglia di origine che, in alcuni casi, aveva interrotto i rapporti al momento dell'abbandono, che per diversi di loro è stato all'ospedale al momento della nascita. Si può quindi già capire che desiderio di riavere il figlio animava queste famiglie. A parte le pressioni che sono state fatte sui ragazzi perché ritornassero “a casa”, dopo aver trovato la famiglia, la si è aiutata pagando le bollette della luce, fornendo la legna per il riscaldamento, facendo alcune migliorie nella casa, comprando la motosega perché potessero guadagnare qualcosa... e si e “reintegrato” il figlio. Il risultato quale è stato? Che i ragazzi vivono “estranei tra estranei” (queste sono parole loro) perché i genitori non li avevano cercati ne desiderati e quindi non avevano un reale interesse nei loro confronti. Per molti di loro la situazione è talmente dura e grottesca che gli stessi ragazzi hanno richiesto la reistituzionalizzazione per gli abusi subiti e le condizioni materiali in cui sono costretti a vivere (come risulta dal Telefono del Bambino, il nostro Telefono Azzurro). L'aver aiutato economicamente (proposta molto allettante per queste persone) nel breve termine le famiglie di origine non ha risolto i problemi alla radice. Sono famiglie disorganizzate e tali rimangono. Il degrado materiale in cui vivono è causa del degrado morale e umano di queste famiglie. Per cui nel lungo termine, ritornano alla situazione materiale precedente. Ma con uno o due figli in più da sfamare!  Il vero problema non è la questione economica, ma la mentalità. La nostra Associazione lavora molto con questa tipologia di famiglie, e vi assicuro che in certi casi i risultati sono scarsissimi (se ci sono!) e comunque anche nei casi migliori queste famiglie sono da seguire costantemente e in modo massiccio (e non solo 6 mesi, come prevede il monitoraggio dopo il reinserimento dei minori) perché non si sanno gestire sotto tutti i punti di vista. Non parliamo poi del piano relazionale – affettivo: non li hanno cercati, non gli interessa dei figli, come possono essere in grado di dare quell'affetto, calore, senso di appartenenza che si ricerca con il reinserimento? A questo si aggiunge che generalmente sono presenti problemi come alcolismo, violenza, disinteresse per il lavoro... E vi garantisco che non parliamo teoricamente o generalizzando. La nostra associazione si sta occupando ora di alcuni di questi ragazzi. Dovreste vedere in che condizioni umane e materiali sono costretti a vivere. Si ha quindi la chiara impressione che le istituzioni si siano volute “liberare” di questi ragazzi, non cercare il loro bene, ma dimostrare ipocritamente che la reintegrazione funziona e si possono chiudere gli orfanotrofi.

 

Punto quarto: di fatto sta aumentando il numero dei minori abbandonati. A seguito della crisi finanziaria e che ha coinvolto molte famiglie è in aumento il numero dei minori che chiedono l'istituzionalizzazione. Nei primi 10 mesi del 2010 al Telefono del Bambino sono stati più di 200 minori a richiederla. Nelle zone rurali è in aumento  l'abbandono minorile da parte di famiglie con più di 3 figli (nel 2009 è aumentato del 30%). E' in aumento anche il numero di Assistenti Maternali Professioniste che desiderano rinunciare a questo mestiere per i tagli allo stipendio e per la difficoltà che hanno a gestire i ragazzi nell'adolescenza. Secondo i dati della Direzione Generale di Assistenza Sociale e Protezione del Bambino resi noti dal Ministero del Lavoro, Famiglia e Protezione Sociale (MMFPS) nel periodo gennaio – settembre 2010, hanno interrotto l’attività 1.086 assistenti maternali che avevano in cura 1.408 minori!!! (Agenzia Mediafax)

 

Quale conclusione possiamo trarre? Partendo dal presupposto che anche per noi la famiglia è il luogo ideale per la crescita dei figli, l'impressione è che si vogliano chiudere gli orfanotrofi per far vedere che si sta risolvendo il problema, calpestando di fatto il vero bene dei ragazzi che, oltre ad avere vissuto il trauma dell'abbandono, vengono rispediti “al mittente” in situazioni di disagio, di disinteresse, mancanza di affetto, calore, opportunità. Siamo tutti d'accordo che l'orfanotrofio “vecchio stile” va chiuso, ma sostituito con Case di Tipo Familiare sufficienti ad accogliere tutti coloro che hanno bisogno. Ed è per questo che l'orfanotrofio di Sighet è stato ristrutturato secondo questi nuovi criteri di appartamenti-famiglia. Pur nel suo limite, l'istituzionalizzazione è per tanti l'occasione di un'opportunità educativa (chiaramente per chi vuole), di scolarizzazione, di accesso all'università... e che in molti casi è molto meglio delle condizioni delle loro famiglie di origine. So che sembrerà pazzesco, ma è vero! Dovreste sentire i racconti, ascoltare gli sfoghi, vedere sui loro volti e comportamenti i traumi che sperimentano in queste famiglie disorganizzate. Non voglio difendere gli orfanotrofi, non li considero un bene in se, ma considerando la realtà dei fatti, per le situazioni che tanti minori dovrebbero vivere, è un bene che ci siano.

La loro chiusura o riduzione non sarà possibile fin quando non sarà fatto un lavoro preventivo sulle famiglie di origine. Per quello che si può, perché con molti non c'è nessuna speranza di riuscita. E' ipocrisia bella e buona sbandierare che si sono chiusi degli orfanotrofi, reintegrati i ragazzi in famiglia, quando poi vedi dove li hanno sistemati e in che condizioni sono costretti a vivere. E' peggio dell'orfanotrofio.

Si ha la chiara impressione che non si cerchi il vero bene di questi ragazzi, ma che siano strumentalizzati per sbandierare percentuali e risultati raggiunti. E quindi ottenere finanziamenti dimostrando che si è lavorato bene.

Mascherare il problema non vuol dire che non esiste. Molti di questi ragazzi sono istituzionalizzati perché non hanno una famiglia anche se fisicamente hanno un padre e una madre, ma che di paternità e maternità non hanno la minima consapevolezza.

La soluzione credo che non sia quella di far affidamento su queste famiglie reintegrando i minori, ma quello di rafforzare lo sforzo formativo, investendo in educatori, psicologi, pedagoghi.... personale specializzato che accompagni la crescita di questi ragazzi perché il rischio è che se ci si accontenta semplicemente di accudirli nelle necessità primarie, questi stessi ragazzi non saranno in grado di formare una vera famiglia, di creare relazioni stabili, e metteranno al mondo figli destinati a loro volta all'abbandono, alla solitudine, al disagio... Ma purtroppo anche qui si sta andando nella direzione opposta; a causa della crisi si stanno tagliando i fondi e il personale per la gestione di queste Case Famiglia riducendo il loro ruolo educativo a pura attività di “accudimento materiale”. Un educatore non può materialmente occuparsi della gestione della casa (pulizia, cucina...), dei ragazzi (igiene, scuola...) e svolgere attività educative, di accompagnamento. Tenendo presente che questo si fa con minori che hanno sofferenze e un equilibrio precario. Nella situazione attuale questa funzione formativa da parte degli educatori è impossibile.

Vorrei quindi dire alla Direzione per la Protezione del Bambino e a “HHC Romania”: pensiamoci bene prima di fare passi che condanneranno questi ragazzi a un esistenza peggiore, facendoci belli e sentendoci bravi perché sono stati “reintegrati in famiglia”, non facciamo scelte basandoci solo su criteri economici o di percentuali, perché questi ragazzi sono persone fragili e bisognose di attenzione e contano solo su di noi per sperare nel futuro.

 

p. Filippo Aliani

Presidente Associazione

“Frati Minori Capucini”

 

   
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